ROI

[BLOG ] La digitalizzazione è inevitabile. Ma come calcolare il Roi degli investimenti?

Giu 18

Il trend attuale richiede una continua evoluzione da parte delle imprese, che per stare al passo con i tempi dovrebbero investire al massimo sulle nuove tecnologie digitali.

Fattore determinante per la scelta di tale investimento sono le tempistiche di ritorno dello stesso, che possono variare in base alle dimensioni dell’azienda coinvolta.

L’importanza di una corretta valutazione

La valutazione del ROI è una procedura molto articolata. Si tratta infatti di ponderare un progetto mai gestito prima, con la forte possibilità di prendere delle decisioni fuorvianti; sia a causa della velocità con cui le nuove tecnologie si aggiornano continuamente, che per la probabilità di non riuscire a valutare nei minimi dettagli a priori un progetto, che alla fine dei conti potrebbe rivelarsi diverso dalle aspettative piuttosto che dai rendimenti previsti.

Inoltre non sempre è facile definire una correlazione tra progetti digitali e performance aziendali.

Questi i motivi principali per cui gli investimenti in questo campo sono ancora a rilento, nonostante l’evoluzione della tecnologia li renda ormai inevitabili.

Che tipo di digitalizzazione?

E’ basilare innanzitutto qualificare il tipo di digitalizzazione di cui stiamo parlando.

La scelta vincente è quella di scegliere piattaforme condivise che eliminino i silos dipartimentali, e permettano di concentrarsi sulla creazione reale di valori di dati come ad esempio l’automazione dei processi aziendali.

Le aziende crescono, si evolvono e necessitano di adattare e aggiornare a flusso continuo gli strumenti e le soluzioni IT utilizzati quotidianamente.

Ma come calcolare nel modo più realistico possibile il ROI?

Le 5 regole base per il calcolo del ROI

1 | Capire dove e come è stato creato il valore.

Analizzare quindi in modo dettagliato costi e ricavi dell’azienda, per poter esaminare tutti i modi tramite i quali l’inserimento di una nuova soluzione tecnologica possa creare valore: ad esempio con l’aumento dei ricavi, oppure con l’ottimizzazione dei costi operativi.

2 | Identificazione dei benefici non quantificabili

Si tratta di quei miglioramenti delle aree dell’impresa denominate “soft”, come la comunicazione e/o l’ambiente di lavoro, che se perfezionate permettono una migliore produttività e aumentano la motivazione da parte dei dipendenti.

3 | Utilizzo della tecnica Delphi

Avvalendosi dell’esperienza e delle conoscenze degli addetti all’area commerciale, si riesce ad aver accesso ad una serie di importanti informazioni interne, difficilmente recuperabili tramite una ricerca tradizionale. In questo modo si possono stimare in modo più accurato costi e benefici del progetto proposto.

4 | Comparazione

Confrontare cioè il progetto che si è scelto di intraprendere con altri che offrono soluzioni similari.

5 | Progetti pilota

Questi offrono minori esigenze di ROI diminuendo i rischi, consentono di risolvere i bug, suggerire nuove opportunità, superare le prevedibili opposizioni interne e stabilire quindi un più esatto modello di ROI.

E i tuoi collaboratori sono pronti per affrontare l’innovazione digitale della tua azienda?

Approfondisci come potrebbe migliorare l’ambiente aziendale, tramite l’apporto di un valore aggiunto che accresca la produttività e incrementi la motivazione dei tuoi collaboratori.

Cadtec è disponibile per supportarti nell’ identificazione delle aree di intervento di maggiore interesse e più strategiche per la tua azienda.

Fonte dell’articolo: Digital4Trade

Comunicazione interna e digital transformation

[BLOG ] Ecco perché la comunicazione interna è il fattore chiave della Digital Transformation

Giu 07

Uno dei punti cardine che permette alla digital transformation di svilupparsi nel migliore dei modi, è la comunicazione a livello trasversale all’interno di ogni azienda.

Nonostante questo sia un dato ormai assodato, le difficoltà a far fluire in modo trasparente e naturale tutte le informazioni necessarie per garantire una visione di insieme chiara e condivisa, fanno ancora parte della quotidianità.

Tanti processi generano il caos

La molteplicità dei processi e delle attività da gestire, rende spesso difficoltoso il passaggio di dati e informazioni e crea confusione.
Per cui le informazioni vengono gestite a silos indipendenti l’uno dall’altro e non permettono una sana e ottimale gestione dei flussi di informazioni.

Perché la comunicazione interna è di cruciale importanza

Ci sono varie motivazioni per cui la comunicazione interna sta diventando essenziale per guidare il processo di digital transformation verso un sicuro successo:
1. I nuovi lavoratori sono i Millennials, nati di pari passo con i social e per i quali gli scambi aperti di idee e informazioni sono una costante e solida realtà. Per loro il lavoro di gruppo e gli ambienti collaborativi sono indispensabili.
2. Ci troviamo in un ecosistema molto articolato, i termini e le procedure utilizzate sono le più svariate e complesse, e la collaborazione assume un ruolo prioritario per potersi interfacciare con clienti e colleghi ad un livello aziendale univoco e compatto.
3. La tecnologia è pervasiva e la sua crescita non si arresta, pertanto ci indirizza a modificare gli schemi standard. Ci troviamo infatti a interagire in tempo reale, per scelta o per forza, con molteplici persone e con svariati strumenti: la collaborazione assume un ruolo fondamentale.
4. Le nuove tecnologie permettono a tutti di interagire e di essere coinvolti, nessun escluso. L’abilità di chi gestisce le informazioni è infatti nel portare costantemente a contatto gruppi diversi e farli interagire in un ambiente comune.
Diversamente da quanto accadeva fino a poco tempo fa, quando i legami deboli venivano penalizzati e bloccavano il passaggio delle info, grazie a questo nuovo trend, tutti riescono connettersi allo stesso livello, creando un sistema di condivisione fluido e ininterrotto.
5. La collaborazione fa crescere l’innovazione e il contributo di ogni singola persona è indispensabile. L’innovazione non sarebbe tale senza una cultura diffusa a tutti i livelli, per cui solo grazie ad una comunicazione interna ben sviluppata e continuativa si riesce a creare il senso di appartenenza e di conseguenza il desiderio di apportare un contributo al miglioramento dei processi aziendali.

E la tua azienda riesce a far fluire in modo semplice tutti i dati e le informazioni necessarie per un’ottimizzazione del lavoro?  

Le procedure e i dati sono integrati e condivisi in modo semplice?

Puoi contattarci per analizzare insieme come ottimizzare il circolo delle informazioni e dei processi coinvolgendo in modo naturale tutti i reparti della tua azienda.

Fonte dell’articolo: Techeconomy

Vantaggi di lavorare con un DMStec

[BLOG ] Soluzioni dipartimentali vs soluzioni enterprise centralizzate

Mag 31

Perché preferire una soluzione enterprise end-to-end per una gestione centralizzata dei dati di prodotto?

Nelle aziende manifatturiere e di progettazione sono in uso da molti anni le più svariate soluzioni per l’archiviazione di dati e documenti: per i dati CAD e CAE si utilizzano i sistemi di gestione dei dati di prodotto (#PDM), per i processi di produzione e logistica soluzioni ERP e SCM, per dati dei clienti interviene il CRM, per tutta la documentazione aziendale ci si affida ad un DMS.
Inoltre, gran parte delle aziende ha un proprio archivio e utilizza un portale aziendale, per condividere informazioni internamente ed esternamente.

Sei sicuro di sfruttare a pieno tutti i tuoi dati?

Tutto questo è sufficiente? Il problema è che tutti questi sistemi sono gestiti in genere separatamente e ognuno memorizza la propria copia di un documento! Ciò rende molto difficile per le aziende lavorare coerentemente con i dati e i documenti relativi al prodotto, perché la gestione è dipartimentale e non condivisa tra i differenti reparti.
Ciò che manca (ed è fondamentale) è la certezza del dato! Sei sicuro di lavorare sempre sull’ultimo versione aggiornata? Ci sono disallineamenti tra i diversi sistemi? Sono perfettamente integrati ma ciò comporta una gran fatica?
I data silos dipartimentali non possono che portare a improduttive sfide aziendali e ostacolare un efficiente Product Lifecycle Management (#PLM) o diventare un ostacolo per la strategia #digitalizzazione della tua azienda.
Gli esperti IT impiegano troppo tempo e denaro per integrare Point Solutions, invece di concentrarsi sulla creazione di valore reale dai dati, come ad esempio l’automazione dei processi aziendali.

Primo step (essenziale): creare le basi per la digitalizzazione

Le soluzioni che seguono una strategia diversa e archiviano i dati relativi ai prodotti (#PDM) e Documenti (#DMStec) in un vault sicuro e centralizzato, sono PLM-ready. Il risultato? Nessun costoso duplicato da gestire: ogni documento viene archiviato una sola volta, in un’unica piattaforma e viene gestito da tutti in quell’unica posizione. Per questo motivo si parla di Product Data Backbone (#PDB), un primo passo fondamentale e necessario da cui partire per automatizzare i processi e tasks nella tua azienda e iniziare a pianificare una strategia efficace e positiva di #DigitalTransformation.
Le aziende crescono, si evolvono e necessitano di strumenti e soluzioni IT che supportino e sostengano queste strategie di sviluppo: basta aggiungere moduli o estensioni alle singole soluzioni dipartimentali, c’è un modo migliore: PRO.FILE by PROCAD!

Fonte dell’articolo: Procad

Digital transformation

[BLOG ] Digitalizzazione: come si evolve il ruolo del CIO

Mag 22

La digitalizzazione e l’innovazione tecnologica stanno rivoluzionando il ruolo del CIO; questo quanto emerge da una recente indagine Gartner, effettuata su più di 3.000 CIO, provenienti da 98 nazioni diverse e da svariati settori industriali.

CIO: Da distributore di servizi a protagonista del cambiamento

La metamorfosi del ruolo del CIO è già in atto, e a chi ricopre questo ruolo viene richiesto di diventare un leader del cambiamento e di sostenere responsabilità crescenti e sempre più trasversali, come la gestione dell’innovazione.
“Il ruolo del CIO deve crescere e orientarsi verso la diffusione di attività digitali e tecnologie innovative, tra le quali macchine intelligenti e analytics avanzati”, ha dichiarato Andy Rowsell-Jones, vice presidente di Gartner. “La distribuzione di servizi IT rimane tra le responsabilità del CIO, ma c’è una maggiore enfasi sul raggiungimento di una serie molto più ampia di obiettivi di business”.

Innovazione e trasformazione: le nuove aree di sviluppo del ruolo del CIO

Attualmente, nelle aziende dove il passaggio alla digitalizzazione è ormai una realtà concreta, i CIO sono sempre più focalizzati verso gli obiettivi di business, e pertanto vengono valutati maggiormente sui servizi che riescono ad integrare, piuttosto che dal punto vista legato ai tradizionali confini di distribuzione di servizi.

E’ una questione di competenze

Non tutte le tecnologie che stanno prendendo piede nella realtà quotidiana, sono però sempre così semplici e immediate da assimilare, ma alcune necessitano dell’acquisizione di nuove conoscenze.
Il CIO diventa quindi, grazie alla digitalizzazione, parte integrante e di connessione per lo sviluppo di una nuova solida realtà, costituita da dati sicuri e flussi di informazioni condivisi, che consentono di apportare a tutte le informazioni aziendali un nuovo e determinante valore aggiunto.

E la tua azienda è al passo con le nuove tecnologie? Riesce a far fluire in modo semplice ed immediato le informazioni e i dati aziendali?

Possiamo supportarti con una consulenza dedicata e dimostrarti come una gestione ottimizzata delle informazioni e dei processi può migliorare la qualità del tuo lavoro quotidiano.

Fonte dell’articolo: cwi.it

Verso l'ufficio senza carta, ecco perché

[BLOG ] L’era della dematerializzazione e la rivisitazione dell’utilizzo della carta

Mag 10

Oggetto delle più svariate teorie, alcune delle quali più o meno futuristiche come la società senza contanti, o le fabbriche di robot che prendono il posto degli uomini, la dematerializzazione è uno degli argomenti che stanno diventando sempre più attuali.

Le teorie futuristiche sulla scomparsa della carta

Varie le ipotesi prese in considerazione su questa materia, tra le quali quella dello scienziato dell’informazione anglo-americana Frederick Wilfrid Lancaster, il quale aveva previsto intorno agli anni 70, suscitando molto interesse da parte di media e accademie, che la carta sarebbe totalmente scomparsa entro la fine del diciannovesimo secolo, per poi ritardare le previsioni e posticiparle al 2090.

Una pesante eredità

Allo stato attuale, la larghissima diffusione dei dispositivi digitali, in aggiunta alla grande innovazione denominata Cloud, sembra voler fare il possibile per andare incontro alle previsioni dello scienziato, ma cavalcando il trend attuale, a quanto pare la carta è destinata a farci compagnia ancora per un bel po’, seppur in modo più moderato.
In alcuni e non troppo isolati casi, la predisposizione al passaggio digitale è ancora contenuta, basti pensare ad esempio ai numerosi lettori appassionati alle letture dei libri “old style”, piuttosto che tribunali o i molteplici uffici pubblici dove i faldoni di carta, per obbligo o per scelta sono ancora una solida e pesante consuetudine.

I punti chiave della dematerializzazione

Sta di fatto però che l’utilizzo della carta è stato senza dubbio rivalutato, grazie anche alle tecnologie sempre più avanzate che supportano ampiamente questa tendenza: esempio concreto la dematerializzazione dei documenti nel settore B2B, grande innovazione che sta portando una migliore organizzazione, maggior sicurezza dei dati ed una perfetta integrazione digitale di tutti gli archivi.
Questo permette una maggior produttività individuale e aziendale, oltre che un minore impatto ambientale, argomento che desta sempre maggior sensibilità.
L’impresa italiana, al passo con questo importante trend, nel 2017 ha finalizzato il 40% degli investimenti ai processi di digitalizzazione.
Pregiate realtà italiane hanno già fatto passi avanti nell’ottica della dematerializzazione, come la Pubblica Amministrazione con la fatturazione elettronica, o il sistema Sanitario con l’introduzione del fascicolo sanitario elettronico, ad oggi attivo in 10 Regioni.
Nonostante sembri che la carta non voglia abbandonarci, la digitalizzazione sta facendo parecchi passi avanti e anche la sensibilità delle aziende italiane è sempre più ampia.

E la tua azienda come si sta adattando al nuovo trend? Ha già compreso le potenzialità che potrebbero nascere dalla digitalizzazione delle informazioni e dei processi?

Possiamo supportarti con una consulenza dedicata e dimostrarti come una gestione ottimizzata delle informazioni e dei processi può migliorare la qualità del tuo lavoro quotidiano.

Fonte dell’articolo: Repubblica.it

PRO.FILE come Product Data Backbone

[BLOG ] Tradizionale struttura a cartelle VS Product Data Backbone

Feb 22

Le criticità della tradizionale struttura a cartelle 

La struttura di dati organizzata nelle tradizionali cartelle non è adatta ad un Product Data Backbone. Perché? Facciamo un esempio: se un motore, una turbina o una pompa sono installati in cinque punti diversi all’interno di un impianto, anche le relative specifiche tecniche e il manuale si trovano in 5 differenti posizioni all’interno della cartella che racchiude i dati di prodotto. 

Ma cosa succede se questo articolo subisce delle modifiche o viene sostituito con un altro per i più svariati motivi? Tali modifiche devono essere aggiornate in tempo reale in tutte e cinque le posizioni differenti perché le informazioni siano totalmente sincronizzate. E’ plausibile pensare che ciò avvenga sempre, senza alcun errore e/o ritardo?

Stessi dati e stessi documenti…lo stesso prodotto!

Inoltre, le specifiche di prodotto derivanti dall’Area Progettazione, Produzione e Acquisti sono memorizzate in cartelle o sistemi software differenti rispetto a quelli in uso dal Dipartimento Commerciale o dal Supporto tecnico.

I primi hanno necessità di avere accesso al dossier macchina, i secondi al dossier contenente i dati contrattuali. Si tratta di esigenze all’apparenza differenti, ma in fin dei conti è solo una differente visualizzazione degli stessi dati e degli stessi documenti. Stanno parlando tutti dello stesso prodotto!

Perché scegliere una unica base centralizzata di dati?

DMStec2Come risolvere il problema? La soluzione è un vault (una cassaforte elettronica) centralizzato e sicuro per tutti i Dati tecnici e Documenti di prodotto.

PRO.FILE è PDM/PLM e DMS all-in-one: esso diviene così una base centrale di dati (Product Data Backbone) sfruttabile per tutti i settori di applicazione e le differenti divisioni dell’azienda: accesso ai dati completi, sempre aggiornati e in modo trasparente, a garanzia della soddisfazione del cliente, della propria reputation sul mercato e della conformità a normative e procedure.

“Con l‘aumentare dei prodotti, la gestione basata su filesystem era sempre meno efficiente. Cresceva la necessità di introdurre una soluzione in grado di gestire i documenti e gli articoli di prodotto legati tra loro. Questa soluzione doveva essere ben integrata con i nostri sistemi MCAD, ECAD e ERP”
Luca Canovi, R&D Project Manager, RCF

Stai cercando una base centrale di dati che funga da Product Data Backbone e ti consenta di avere dati completi, dal R&D al supporto post-vendita? Vuoi integrare i tuoi sistemi CAD e il tuo software ERP collegandoli tra loro? PRO.FILE consente di collegare direttamente il settore R&D con l’area Acquisti, Vendite, Produzione e altri reparti: contattaci per una consulenza gratuita e per una demo di PRO.FILE direttamente presso la tua sede aziendale.

Fonte dell’articolo: PROCAD

Costi ICT e Digital Workplace

[BLOG ] Ecco quanto costa un ICT obsoleto alle aziende

Feb 09

Gran parte del tempo viene utilizzato per cercare file sui server e per attendere l’accensione della stampante. Eppure con gli strumenti giusti il 70% dei lavoratori italiani sarebbe più produttivo.
Lo dice una ricerca condotta da Censuswide per conto di Sharp: ogni lavoratore spreca 19 giorni lavorativi all’anno a causa di inefficienze e inadeguatezze tecnologiche e ICT.
Tali criticità si ripercuotono sulla produttività, sulla soddisfazione dei lavoratori e sui costi da sostenere.

La classifica degli sprechi ICT

Il sociologo Domenico De Masi, che ha presentato a Roma i numeri di tale report, afferma che il primo ostacolo da affrontare è quello di far metabolizzare agli utenti le nuove tecnologie, che se utilizzate nel modo corretto rappresentano uno strumento straordinario.
Nel dettaglio: la parte più consistente del tempo sprecato sta nella ricerca dei file (23 minuti al giorno) perché non si hanno gli strumenti di ricerca adeguati. A seguire, l’utilizzo della stampante (15 minuti al giorno) e la strumentazione audio-video (8 minuti al giorno).

La situazione italiana, maglia nera

A livello di Unione Europea tali inefficienze costano alle aziende una media di 19 giorni a lavoratore, quasi quattro settimane di ferie.

In Italia la situazione è ancora più grave:
⛔  il 53% dei lavoratori ritiene il proprio posto di lavoro non al passo con l’evoluzione tecnologica.
⛔  il 68,2% sarebbe più produttivo se fosse a disposizione una migliore dotazione IT.
⛔  il 45,9% sarebbe più motivato e creativo.

La tecnologia deve semplificare la vita lavorativa

La tecnologia obsoleta o di difficile utilizzo rallenta le persone nello svolgimento della propria attività, mentre invece dovrebbe semplificarla e renderla più veloce.
Ma le aziende dovrebbero fare la loro parte su due fronti: da una parte comprendere il potenziale e l’importanza di tecnologie innovative e interconnesse, dall’altra sviluppare competenze umane e tecniche in grado di apprezzare la portata di questo nuovo metodo di lavoro.

Quali sono le maggiori cause di inefficienza ICT nella tua azienda? Vuoi intraprendere anche tu un percorso di innovazione tecnologica in direzione del Digital Workplace?
Affidati a chi ha già gestito progetti specifici verso la ottimizzazione e digitalizzazione dei processi aziendali e la condivisione del know-how aziendale e contattaci.

Fonte dell’articolo: Corriere Comunicazioni

Vantaggi di lavorare con un DMStec

[BLOG ] I vantaggi di un Document Management System relativo al prodotto

Gen 25

La documentazione tecnica è una parte fondamentale e integrante del prodotto e deve pertanto deve rientrare anch’essa nei processi PLM che lo governano.
E’ pertanto necessario disporre di una unica soluzione che consenta di classificare tutti i documenti, archiviarli in modo univoco e gestirli insieme ai dati del prodotto o alla documentazione del progetto: in tal modo si crea un file del ciclo di vita digitale che contenga tutti i dati per un particolare prodotto e lo accompagni durante il suo ciclo di vita.

Cosa fa un Document Management System DMStec?

DMStec2Ciò significa avere a disposizione i documenti corretti quando se ne ha necessità, indipendentemente dall’origine dei documenti stessi. Una volta implementato, è possibile avere piena visibilità e trasparenza per quanto riguarda la relazione tra gli uni e gli altri. Ad esempio, tra Dati anagrafici delle parti di un componente o di un assieme e Documenti tecnici come manuali, contratti e specifiche, oltre a dati aziendali come massaggi di posta elettronica e verbali di riunione.

Ne beneficia anche la collaborazione…

Inoltre, è possibile migliorare la collaborazione tra il supporto post-vendita, i clienti e gli operatori contribuendo a fornire loro i file di ciclo di vita o i file desiderati e necessari, ad esempio fotografie digitalizzate, registrazioni audio e video o software di elaborazione per il controllo dei componenti della macchina.

Sistemi come PRO.FILE di PROCAD includono un sistema di gestione documentale aziendale per i tuoi dati e documenti relativi ai prodotti (DMStec).

E tu come gestisci tutta la documentazione tecnica relativa al prodotto? Rappresenta una parte consistente del tuo lavoro quotidiano e hai necessità di gestirla in modo completo e corretto?

Affidati a chi ha già gestito progetti specifici nell’ambito della gestione e della condivisione della conoscenza e del know-how aziendale e contattaci.

Fonte dell’articolo: PROCAD

Sharing knowledge per evitare la perdita conoscenza

[BLOG ] Come prevenire la perdita di conoscenza in azienda

Gen 16

Indipendentemente dal settore in cui si opera, sicuramente nei prossimi 15/20 anni ogni attività lavorativa cambierà in modo radicale. Oltre 10.000 Baby Boomers compiranno 65 anni e la quasi totalità di loro raggiungerà la pensione. Un’intera generazione si ritirerà dal mercato del lavoro e i Millennials diventeranno i membri principali della forza lavoro.
Tutto cambierà, a partire dalla gestione della conoscenza.

Perché la conoscenza è importante?

Per molti anni la metrica principale in azienda è sempre stata il ROI (Return Of Investment), in riferimento al capitale: investo capitale A perché generi qualcos’altro (capitale B) che sia maggiore dell’input iniziale. Diretto, facile da calcolare, utilizzato ai vari livelli dirigenziali.

Il focus tuttavia dovrebbe spostarsi su un’altra risorsa fondamentale e preziosa, il tempo. Gestire la conoscenza in modo efficiente significa domande meno ripetitive, immediato reperimento dei dati necessari e delle informazioni, conoscenza che passa dall’essere conservata nella testa di un’unica persona all’essere resa condivisa e universale all’interno dell’azienda.

Tutto ciò significa risparmiare tempo e investirlo in diversi progetti e nuove idee. Prova per una settimana a registrare ogni volta che ti distrai dal lavoro perché qualcuno che ti pone una domanda che potrebbe essere una conoscenza universalizzata. Sommalo alla fine della settimana e vedrai che il risultato finale ti stupirà: cosa potresti fare impiegando queste ore in altre attività più produttive?

Qual è il costo reale della perdita di conoscenza?

A questo punto ci siamo fatti due idee:
(a) la perdita di conoscenza potrebbe essere imminente (Boomers e persone che cercano sfide diverse).
(b) la conoscenza è una risorsa fondamentale per un ogni organizzazione.

Ma sappiamo anche che viviamo in un momento in cui “Big Data” e “Analytics” sono termini di business importanti, quindi vogliamo essere sicuri che tutto ciò che stiamo facendo o adottando sia qualcosa che possiamo misurare.

Detto ciò… possiamo dare un valore alla perdita di conoscenza?

Come ha osservato un ricercatore in uno studio condotto da Accenture:

In genere, un dipendente che entra per sostituire un altro dipendente che sta cambiando azienda o sta andando in pensione deve passare il processo di fare tutti gli stessi errori del dipendente precedente

Allo stesso modo, la Sloan School of Management del MIT ha stimato che

“Ai neoassunti sono necessarie 20 o più settimane per iniziare a lavorare al meglio – 26+ settimane per manager e dirigenti – con un costo fino al 2,8% dei ricavi totali”

Rifletti bene: 26 settimane sono, in sostanza, più della metà di un anno lavorativo.
Se ci sono voluti sei mesi per assumere e avviare una persona alla mansione, questo significa che è passato un intero anno senza qualcuno rivestisse un determinato ruolo, un tempo enorme…
E allora? La perdita di conoscenza, in breve, è molto reale.

Come agire e quali strade seguire?

La consapevolezza della perdita di conoscenza è sempre più diffusa:
❓ “reducing knowledge loss” su Google ha 185 milioni di ricerche;
❓ “knowledge management” ne ha 149 milioni
❓ “knowledge management software” ne ha 87,2 milioni.

Le organizzazioni più illuminate sono alla ricerca di una risposta a questo problema reale prima che sia troppo tardi. Non è affatto facile e non esiste neppure una soluzione univoca, ma esistono vari validi approcci.

Eccone alcuni:

1 | Pianificazione del passaggio di consegne
Gli errori possono essere comuni in questa fase. Le persone spesso pensano politicamente anziché strategicamente: ciò può influenzare le promozioni e le sostituzioni di una persona che sta lasciando l’azienda.
Processi di mentoring, percorsi di trasferimento della conoscenza, profonda riflessione per comprendere la differenza fondamentale tra “conoscenza tacita” e “conoscenza esplicita”, sono tutte attività che rendono il processo di sostutizione meno impattante.

2 | Pensionamento sfalsato
E’ un aspetto molto controverso: come si fa a chiedere a qualcuno prossimo alla pensione di rimandare questo agognato traguardo e dedicare ancora un po’ di tempo all’azienda che ha bisogno della sua professionalità? Certo un incentivo è fondamentale, ma questo periodo deve davvero essere investito nel maggiore trasferimento della sua conoscenza e nell’identificazione di nuove persone per riempire i ruoli vacanti.
Diversamente non sarà che una perdita di tempo per tutti…

3 | Engagement dei dipendenti
Coinvolgere i dipendenti, renderli partecipi alla vita dell’azienda ai diversi livelli, rendere il lavoro “divertente” è fondamentale. Aumentando il coinvolgimento, è possibile aumentare le possibilità che un dipendente rimanga in azienda per lungo tempo (prevenendo così la perdita di conoscenza). La sfida è questa: ‘Impegno’, che significa cose diverse per diversi dipendenti. Per alcuni significa più soldi, per alcuni significa più autonomia, per alcuni significa la possibilità di lavorare con un team differente, per alcuni significa più flessibilità e possibilità di lavorare da casa, e per alcuni significa birra gratis in ufficio. Dipende. E’ necessario investire del tempo nel conoscere i propri dipendenti e sapere cosa li rende “felici e soddisfatti”: così facendo saprai aumentare in modo tangibile i livelli di engagement e fedeltà e ciò impedirà necessariamente la perdita di conoscenza (in generale).

4 | Coaching e collaborazione
Questo aspetto è comunque legato al coinvolgimento dei dipendenti, ma l’idea è di cambiare il modo di pensare alle persone: non più come “manager”, ma piuttosto come “coaching”, come allenatori.
Come ha rilevato il Harvard Business Review, la più potente condizione motivante per chiunque al lavoro – che lega fortemente quella persona all’organizzazione – è rendersi conto di fare progressi in qualcosa che ha un significato anche a livello personale e privato. La relazione ‘manager’-dipendente si basa su ciò che bisogna fare; la relazione “coach-dipendente” implica invece la comprensione e condivisione degli obiettivi da raggiungere ai differenti livelli.

5 | La spinta tecnologia
Come per molte sfide aziendali moderne, la tecnologia è una pietra miliare per fornire soluzioni facilmente gestibili e scalabili per evitare la perdita di conoscenza.
In passato, le aziende hanno dovuto affidarsi al mentoring diretto come metodo principale per trasferimento di conoscenza durante il passaggio di consegne tra dipendenti. La tecnologia non pretende di divenirne un sostituto, ma può essere un potente additivo perché rimuove molti dei vincoli diretti, come l’interazione persona-persona.

Le nostre soluzioni di gestione dell’informazione sono dedicate a fornire il necessario supporto tecnologico: cattura e trasferimento della conoscenza, domande e risposte, idee e gestione dei processi. Una piattaforma in cui far risiedere tutta la conoscenza affinché sia pienamente accessibile a tutti, team di progetto o intere organizzazioni. Collega i tuoi dipendenti con la conoscenza di cui hanno bisogno per avere successo nella loro attività quotidiana, e quando un dipendente se ne va, la sua conoscenza rimarrà come patrimonio per i presenti e i futuri dipendenti per continuare a sfruttarla e valorizzarla.

Affidati a chi ha già gestito progetti specifici nell’ambito della gestione e della condivisione della conoscenza e del know-how aziendale e contattaci.

Fonte dell’articolo: sito answerub.com

System Engineering e PLM

[BLOG ] System Engineering e soluzioni PLM

Dic 21

Lo sviluppo dei sistemi meccatronici

La ricerca e lo sviluppo alla base dei sistemi meccatronici sempre più complessi richiedono una collaborazione proattiva e proficua tra i diversi specialisti delle discipline coinvolte: R&D,
Pianificazione e Supply Chain, Produzione, Commerciale.
Molto spesso – però – durante la fase di progettazione di un nuovo prodotto o la modifica di uno già esistente, non sono ancora state individuate con precisione quali funzioni verranno implementate e con quale tecnologia. Il primo passo è delineare con la massima attenzione e specificità la funzionalità di un prodotto. In questo modo tutti coloro che partecipano al suo sviluppo sono in grado di comprendere cosa c’è da fare, ma soprattutto quale processo seguire in questo percorso per ridurre il time-to-market.

A cosa serve il System Engineering

Questo è il compito del System Engineering. Il System Engineering è la prima fase del Product Lifecycle Management e indirizza anche tutte le fasi successive nel processo di PLM.
Raimund Schlotmann, amministratore di PROCAD, mette in stretta relazione il System Engineering e il PLM Product Lifecycle Management:
“Non ci sono dubbi sul fatto che in futuro il progetto orientato al sistema, indipendentemente dalla sua forma di realizzazione (settore meccanico, elettrico o software), rivestirà un’enorme importanza e rappresenterà inoltre un punto centrale della strategia dell’Industria 4.0”.

Anche la tua azienda progetta prodotti che racchiudono componenti di varia natura (meccanica, elettrica, elettronica)? Stai cercando un PLM che possa gestire tutti questi elementi ed armonizzarli? Affidati a chi ha già gestito progetti PLM specifici in questo settore e contattaci. Scoprirai come PRO.FILE può aiutarti a gestire in modo corretto dati, informazioni e processi di prodotti meccatronici.

Per approfondire: sito PRO.FILE Italia

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